Un gruppo di trulli imbiancati con i tetti conici di pietra grigia nella campagna di Locorotondo, circondati da un muretto a secco, ulivi e campi arati, con un pendio erboso alle spalle
Un gruppo di trulli imbiancati con i tetti conici di pietra grigia nella campagna di Locorotondo, circondati da un muretto a secco, ulivi e campi arati, con un pendio erboso alle spalle. Foto: Carlo Pelagalli · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Chi arriva a Villa Racconti di Puglia percorre le ultime strade di campagna tra due ali di pietra: sono i muretti a secco, la trama che da secoli divide i campi, accompagna i sentieri e protegge gli ulivi. Basta guardarli con attenzione per capire che non sono semplici recinzioni, ma il frutto di un lavoro paziente e di un sapere tramandato a mano, di generazione in generazione. Un sapere che oggi ha anche un riconoscimento internazionale.

Un'arte riconosciuta dall'UNESCO

Nel novembre del 2018 l'UNESCO ha iscritto l'"Arte dei muretti a secco" nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell'umanità. La candidatura era stata presentata dall'Italia insieme ad altri Paesi europei e mediterranei, tra cui Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera, e la Puglia era tra le regioni promotrici. Nel 2024 il riconoscimento è stato esteso ad altri Paesi, a conferma di quanto questa tecnica sia diffusa e condivisa.

A essere tutelato non è un singolo monumento, ma una conoscenza: il saper scegliere le pietre, posarle l'una sull'altra senza leganti, se non a volte un po' di terra asciutta, e ottenere strutture solide che durano nel tempo. Le motivazioni del riconoscimento parlano di una "relazione armoniosa fra l'uomo e la natura": i muretti aiutano a prevenire frane e alluvioni, contrastano l'erosione del suolo e offrono rifugio a piante e piccoli animali.

Come nasce un muretto a secco

Il punto di partenza è quasi sempre il campo stesso. Per rendere coltivabili i terreni sassosi della Murgia, i contadini hanno praticato per secoli lo spietramento: le pietre calcaree affioranti venivano tolte a mano e riutilizzate sul posto. Le più grandi formavano la base e le facce esterne del muro, le più piccole riempivano gli spazi interni, in un incastro simile a un puzzle. Il risultato è una costruzione che lascia passare l'acqua piovana, si adatta ai movimenti del terreno e può essere riparata pietra per pietra.

Ancora oggi, percorrendo le contrade tra Castellana Grotte, Putignano e la Valle d'Itria, si incontrano chilometri di muretti: alcuni alti e massicci, altri bassi e irregolari, spesso accompagnati da fichi d'India, ulivi e mandorli.

Trulli, jazzi e specchie: le architetture della pietra

Con la stessa tecnica e la stessa pietra, la campagna pugliese ha costruito molto più dei muri di confine.

I trulli

Il trullo è la costruzione simbolo della Murgia dei trulli e della Valle d'Itria. Pareti spesse, poche aperture e un tetto a cono, una falsa cupola formata da anelli di lastre di pietra sovrapposte e chiusa in alto da un pinnacolo decorativo. Tutto è realizzato a secco, senza malta. Nati come ricoveri per contadini e pastori o come depositi per attrezzi e raccolti, i trulli sono diventati nel tempo vere abitazioni. Gli esempi più antichi ancora esistenti risalgono alla fine del Seicento. Ad Alberobello, a circa 18 km dalla villa, se ne concentra un insieme unico, Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 1996; ma è nelle campagne, tra Locorotondo, Martina Franca e le contrade intorno, che si incontrano i trulli isolati, ancora legati ai campi.

Gli jazzi

Lo jazzo (o iazzo) è un recinto per le pecore tipico della Murgia, costruito in pietra a secco. Sorgeva lungo i tratturi, le antiche vie della transumanza, ed era pensato con cura: spesso su un pendio, per favorire lo scolo dell'acqua, e orientato a sud, al riparo dal vento. Sulla sommità dei muri si trovavano a volte lastre sporgenti, i "paralupi", per impedire ai predatori di scavalcarli. Accanto al recinto c'erano ambienti coperti per i pastori e per la lavorazione del latte.

Le specchie

Le specchie sono grandi cumuli di pietre calcaree dalla forma più o meno conica, anch'esse legate allo spietramento dei campi. Il nome deriva dal latino specula, luogo elevato da cui osservare. Nel corso del tempo hanno avuto funzioni diverse: punti di avvistamento, segni di confine tra proprietà, in alcuni casi monumenti funerari. Sono numerose in Valle d'Itria e attestate anche nella Murgia barese, per esempio nel territorio di Rutigliano.

La pietra a Villa Racconti di Puglia

Intorno alla villa, tra ulivi secolari e il ciliegeto, la pietra fa parte del paesaggio di ogni giorno. Vi consigliamo di dedicare un pomeriggio a una passeggiata o a un giro in auto lento per le contrade, osservando muretti, trulli e piccole costruzioni rurali: è il modo migliore per capire questa terra. Al rientro, potrete sedervi nel patio della vostra camera o in giardino. In casa, tra mobili d'epoca e oggetti che raccontano il lavoro contadino, ritroverete la stessa storia di fatica e ingegno che ha dato forma a queste pietre.

La campagna pugliese dalla porta della villa

Una villa tra ulivi secolari, ciliegeto e giardini fioriti, per coppie, famiglie e gruppi di amici, nella campagna di Polignano a Mare.