Veduta aerea del Parco archeologico di Egnazia: i resti in pietra della città antica tra prati verdi, la strada costiera e, in alto, l'acropoli affacciata sul mare con le insenature rocciose
Veduta aerea del Parco archeologico di Egnazia: i resti in pietra della città antica tra prati verdi, la strada costiera e, in alto, l'acropoli affacciata sul mare con le insenature rocciose. Foto: parolediburro · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

Lungo la costa a sud di Monopoli, dove la campagna di ulivi arriva quasi a toccare gli scogli, si stende una città che non c'è più. È Egnazia, abitata per più di due millenni, prima dai Messapi e poi dai Romani, e oggi raccolta in un parco archeologico affacciato sul mare con il suo museo. Dalla nostra villa si raggiunge in auto in circa 33 km, attraversando la campagna e scendendo verso l'Adriatico: è una delle gite che consigliamo più volentieri a chi ama la storia, perché qui le pietre raccontano in modo molto concreto come si viveva su questa costa.

Una città di confine tra Messapi e Romani

Le prime tracce di frequentazione del promontorio risalgono all'età del Bronzo: nel museo sono esposti persino vasi di importazione micenea. Fu però con i Messapi, il popolo che abitava la Puglia meridionale prima dei Romani, che Egnazia divenne un centro importante, difeso già nel IV secolo a.C. da una possente cinta di mura, di cui ancora oggi si riconoscono grandi blocchi squadrati.

Entrata nell'orbita di Roma nel III secolo a.C., la città conobbe due momenti di grande sviluppo. Il primo in età augustea, quando furono costruiti molti degli edifici pubblici che vediamo oggi. Il secondo all'inizio del II secolo d.C., quando l'imperatore Traiano fece realizzare la via Traiana, la strada che collegava Benevento ai porti dell'Adriatico meridionale e che attraversava Egnazia proprio nel suo cuore. Il declino arrivò nella tarda antichità: le guerre del VI secolo, la malaria e le incursioni dal mare portarono al progressivo abbandono dell'abitato.

Cosa vedere nel parco archeologico

La visita è una passeggiata all'aria aperta tra prati, muri antichi e scorci di mare. Il percorso cambia nel tempo con gli scavi, ma tra i luoghi da non perdere ci sono:

  • Il basolato della via Traiana: camminare sulle grandi lastre di pietra della strada romana, percorsa per secoli da viaggiatori e mercanti, è forse l'emozione più forte della visita.
  • La basilica civile, l'edificio dove si amministrava la giustizia e si trattavano gli affari, con la sala detta delle Tre Grazie.
  • Il criptoportico, una galleria coperta a volta, in parte sotterranea, articolata su quattro bracci.
  • Il sacello delle divinità orientali, piccolo santuario legato ai culti di Cibele e Attis, segno di quanto la città fosse aperta ai traffici del Mediterraneo.
  • Le terme e la piazza porticata, che ricordano la vita quotidiana di una città romana di provincia.
  • Le basiliche paleocristiane, tra cui la basilica episcopale con il suo battistero, testimonianza dell'ultima fase di vita di Egnazia.

Oltre la strada costiera si sale sull'acropoli, il promontorio affacciato sul mare dove sorgeva un tempio di età ellenistica. Da qui si intuisce la posizione del porto antico, i cui resti sono in parte sommersi, e si capisce perché questo tratto di costa fosse così prezioso per chi commerciava sull'Adriatico.

Il museo e la ceramica di Gnathia

Il Museo Archeologico Nazionale di Egnazia sorge fuori dalle mura della città antica, nell'area della necropoli messapica. Le sue sale ripercorrono tre millenni di storia, dalle importazioni micenee all'età romana e paleocristiana. Tra i reperti più amati ci sono i gruppi in terracotta con scene di banchetto e di riti funebri, una statua di Demetra e, soprattutto, la ceramica che porta il nome antico della città: la ceramica di Gnathia, vasi a fondo nero decorati con motivi sovradipinti in bianco e rosso, prodotti nel IV e III secolo a.C. in diverse zone dell'Italia meridionale.

Nell'area della necropoli si possono vedere anche le tombe a camera messapiche, alcune con decorazioni dipinte: un modo diverso di avvicinarsi a questo popolo, attraverso la cura che riservava ai propri defunti.

Qualche consiglio pratico

  • Il parco è in gran parte all'aperto e poco ombreggiato: in estate consigliamo di visitarlo al mattino presto o nel tardo pomeriggio, con cappello e acqua.
  • Scarpe comode, perché il terreno è sterrato e il basolato romano è irregolare.
  • Prevedete almeno due ore tra museo e scavi. Giorni, orari e modalità di visita cambiano nel corso dell'anno: verificateli sempre sul sito ufficiale dei Musei della Puglia prima di partire.

Una giornata tra archeologia e mare

Egnazia si presta bene a una giornata intera. Al mattino la visita al museo e al parco, poi un tuffo lungo la costa verso sud, tra Savelletri e Torre Canne, oppure una sosta a Monopoli sulla strada del ritorno, a circa 22 km dalla villa. Chi preferisce la collina può proseguire verso Fasano e la Selva, dove la Murgia si affaccia sulla piana degli ulivi.

La sera, rientrando a Villa Racconti di Puglia, ritroverete il silenzio della campagna tra Polignano e Castellana Grotte. Il parcheggio interno gratuito vi aspetta al rientro, e il patio privato della vostra camera è il posto giusto per riposare le gambe dopo una giornata tra le pietre antiche. Se volete chiudere la giornata in compagnia, su prenotazione potete vivere l'esperienza ApePizza in giardino: impastare, infornare e gustare la pizza insieme, sotto gli ulivi secolari.

Una base tra gli ulivi, vicino a tutto

Villa Racconti di Puglia è nella campagna di Polignano a Mare, a pochi minuti dalle Grotte di Castellana: tre camere con bagno privato e patio, parcheggio interno gratuito.